19
Ago
2022

Alberto Mattioli: “Bergamo deve tornare protagonista”

Capo delegazione, presidente regionale, consigliere e pure scrittore. Olimpiadi, Mondiali, Europei nel corso di una carriera in ambito federale con pochi pari. Alberto Mattioli, 78 anni, è molto più di un pezzo di storia del basket. Mantovano di nascita, bergamasco d’adozione è un personaggio tutto estro e precisione. Due termini che potrebbero risultare in antitesi, ma non per lui. Intenditore sopraffino, diretto e sanguigno o più semplicemente innamorato follemente della palla a spicchi.

Bergamo sarà ancora al via del prossimo torneo di serie B, la vittoria più bella. Che segnale è?

“E’una gran cosa. Non può che far piacere a tutti gli appassionati di pallacanestro. Attualmente seguo da lontano, ma gli sviluppi positivi delle vicende societarie mi riempiono di gioia”.

Significa aggiungere un altro capitolo alle vicende cestistiche della città.

“La matrice è della gloriosa Carnovali, un quartiere cittadino che ha sempre respirato l’aria baskettara. La storia non si deve cancellare e neppure accantonare. Non esiste nessun anno zero, né qui e neppure altrove. Proprio per questo lascerei in disparte la denominazione Bergamo Basket 2014 a favore di qualcosa di diverso”.

Che idea avrebbe in merito?
“Magari riporterei in auge Alpe. Per rinverdire un’epoca indimenticabile, per un ritorno al passato”.

Un pensiero sui dirigenti?

“Paolo Andreini è una garanzia. A lui, a Galluzzo, Zanese, Ghidotti e a tutti coloro che credono fermamente nel progetto vanno accordati rispetto e gratitudine. Ha sempre avuto fiducia, ha rischiato in nome e per conto di un’enorme passione e ora sta compiendo un’opera altamente meritoria. In Lombardia, Milano a parte, Bergamo ha sempre avuto tradizione e la bandiera non può essere ammainata. Se Cantù ha vinto Coppe dei Campioni, Cremona e Brescia sono protagoniste, Bergamo è Bergamo e deve tornare in alto”.

Anche per questo è stato scelto, come DT del progetto Bergamo Basket City coach Albanesi.

“Un’altra idea da apprezzare e valorizzare. Per farla decollare ci si deve affidare ai profili giusti. Ribadisco che Andreini è proprio questo. Un intenditore della materia che se vede qualcosa che non va nel corso di un allenamento esterna il tutto senza fronzoli, per porre subito rimedio ad un eventuale problematica. Lui ed io parliamo la stessa lingua. Marco proviene da una delle famiglie più importanti della pallacanestro. E’un bustocco figlio di Aldo, uno dei migliori arbitri nazionali ed internazionali tra gli anni Sessanta e Settanta, forte di un curriculum pazzesco. Un personaggio incredibile che è stato anche a capo dei fischietti italiani. Marco è cresciuto certamente a pane e pallacanestro, ha tantissima esperienza ed è giusto che adesso abbia un’occasione del genere”.

Appuntamento a Bergamo?

“Assolutamente sì. Ma per dare un occhio gli allenamenti. Come ho sempre fatto nel corso della mia carriera. Il lavoro settimanale in palestra è determinante ed è la vera base. La partita non è altro che la risultante”.

(foto Mattioli www.ecodibergamo.it)




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