A TU PER TU CON ELISA MENTI


Elisa Menti è la preparatrice fisica di Bergamo Basket 2014. Ricopre questo ruolo da cinque stagioni, ovvero dagli albori di questa società: la vittoria al primo colpo in Serie C, le belle cavalcate nei campionati di Serie B e l’ultima, entusiasmante, impresa in Serie A2. Elisa è una figura importante all’interno dello staff tecnico; abbiamo fatto due chiacchiere con lei, partendo dal basket per arrivare alle altre sue passioni.

Per cominciare, un bilancio della stagione appena terminata.

Il bilancio sportivo è chiaramente positivo; siamo riusciti a mantenere la serie A2 con tanta volontà e spirito di sacrificio da parte di tutti, e con un finale adrenalinico, da film!

Nello specifico, in cosa consiste il tuo lavoro?

Rivesto il ruolo di preparatrice fisica, per cui mi occupo della programmazione e della gestione del carico fisico, sia sul campo che in sala pesi. In particolare seguo gli aspetti, anche con lavori individualizzati, che riguardano la prevenzione degli infortuni, il potenziamento muscolare e metabolico, il mantenimento della performance atletica ed infine il recupero degli infortunati in sinergia con Elvira (la fisioterapista) e lo staff medico.

Come hai trovato il gruppo di quest’anno? Disciplinato o meno?

Ho trovato un gruppo coeso, di professionisti e di bravi ragazzi. Uno di quei gruppi che porti davvero nel cuore e che speri di allenare SEMPRE!

Tu sei in questa società dagli inizi, hai chiuso la tua quinta stagione. È tempo, anche per te, di un bilancio personale.

Sono stati anni importanti, che mi hanno vista crescere sia a livello professionale che personale. Siamo partiti dalla serie C1 e siamo arrivati a giocare partite in serie A, in palazzetti importanti come quelli di Treviso, Trieste, Bologna… Un sogno per molti e di sicuro anche per me. Ogni anno uno step in più. Un grazie sincero quindi a tutte le persone che con vari ruoli, negli anni, hanno permesso tutto ciò, tifosi compresi.

Sappiamo che non ti occupi solo di basket, ma segui anche altri sport, come il tennis. Quali differenze ci sono nella preparazione di queste due discipline?

Il tennis ed il basket sono due sport con caratteristiche non troppo dissimili; è chiaro che il primo è uno sport individuale con un forte richiamo anche alle qualità volitive del soggetto e il secondo è uno sport di squadra, con dinamiche di gruppo da gestire. Ma sono entrambi sport di situazione, aciclici, che richiedono la capacità di essere rapidi ed esplosivi in spazi ridotti, di saper accelerare e decelerare in pochissimo tempo, di leggere situazioni, di anticipare azioni motorie. Nel tennis alcune partite possono durare ore, per cui la tenuta mentale, la concentrazione, diventano qualità importanti; ma non da meno sono per esempio le serie play-off, play-out, o gli “overtime” del basket, quando la tensione – oltre che la stanchezza – possono davvero giocare brutti scherzi. Il tennis in ultimo, non essendo uno sport di contatto, può avere una percentuale minore di infortuni, ma il logorio di alcune articolazioni (spalla, gomito, polso, ginocchia, schiena) va sempre tenuto in alta considerazione dal preparatore fisico così come il carico omolaterale soprattutto a livello giovanile.

A proposito di tennis, più volte ci hai raccontato di essere stata un talento con la racchetta in mano…

Gli “addetti ai lavori” dicevano che ero un talento, alla ricerca sempre di giocate un po’ “spettacolari”, ma difettavo della cosiddetta tenuta mentale. Ben presto ho smesso quindi di fare l’atleta per studiare all’ISEF prima e Scienze Motorie poi, e rimanere così nell’amato mondo dello sport. Per diversi anni ho comunque insegnato tennis presso il Tennis Club Bergamo, ed ancora oggi – nonostante abbia appeso la racchetta al proverbiale “chiodo” e segua la parte fisica dei tennisti – non posso fare a meno di restare affascinata nel guardare un campo in terra rossa e di tornare indietro nei ricordi.

Ormai sei bergamasca d’adozione, dopo tanti anni passati “sotto le Mura”. Rifaresti la stessa scelta di vita, passando da Roma a Bergamo?

A dire la verità, la scelta di venire a Bergamo è stata di mio papà, un grintoso ingegnere che ha seguito precise scelte lavorative. Io allora avevo 15 anni e di anni ne sono davvero passati tanti… Sono dunque pienamente inserita nella bella città di Bergamo, con affetti personali molto profondi; di Bergamo ammiro molto anche la vicinanza con gli splendidi paesaggi regalati dalle montagne e dai laghi. Ma Roma, la mia Roma ed alcune battute in romanesco che ancora mi appartengono sono nel mio cuore per sempre!

[Mercoledì 9 maggio 2018]